
"Se nell'adulto Freud trova il bambino, nel bambino la Klein finisce col trovare il lattante". (Segal, 1979)
Seppur in fantasia, il neonato presenta già articolate relazioni oggettuali. "Mi permetto di usare l'espressione 'relazione oggettuale' già in questa fase perchè è mia ferma opinione che il bambino abbia fin dall'inizio della vita postnatale una relazione con la madre", [...] "Impregnata di tutte le componenti fondamentali di una relazione oggettuale, quali l'amore, l'odio, le fantasie". [...] "Anche il padre, che svolge ben presto una sua funzione nella vita del bambino, entra a far parte della vita interiore del lattante sin dai primi mesi di vita". Non esistono per la Klein stati emotivi privi di oggetti, ne il narcisismo primario che Lei spiega con la "identificazione proiettiva" dove l'Io si identifica con parti del Sé proiettandole in un'altra persona. Anche il punto di vista economico per la Klein non ha ragion d'essere. Ogni emozione porta all'animarsi di un oggetto.
"L'ipotesi di uno stadio che si protrae per parecchi mesi, anteriore alle relazioni oggettuali, implica che nel lattante, salvo la libido fissata al suo corpo, non siano presenti impulsi, fantasie, angoscie e difese, oppure che questi non siano in rapporto con un oggetto, sicché opererebbero in vacuo. L'analisi di bambini molto piccoli mi ha invece fatto capire che non esiste spinta pulsionale, situazione d'angoscia o processo psichico che non coinvolga oggetti, esterni o interni; che insomma le relazioni oggettuali sono al centro della vita psichica. Mi ha inoltre fatto capire che l'amore e l'odio, le fantasie, le angoscie e le difese sono attivi sin dal principio e che sono indissolubilmente connessi 'ab initio' a relazioni oggettuali. Queste intuizioni mi hanno permesso di vedere molti fenomeni in una luce nuova".
Insomma, una pulsione è sempre per qualcosa e "una certa, primitiva vita fantastica può essere posta come esistente fin dalla nascita". (Segal, 1964) Bisogni primari come il nutrimento portano alla precognizione del seno che se non si presenta subito diviene un oggetto cattivo, un persecutore interno che morde la pancia. Questo è un esempio di fantasia infantile. Susan Isaac, allieva della Klein, nel 1952 distinguerà tra fantasy (conscia) e phantasy (inconscia) detta anche "fantasma kleiniano". Jaques Lacan, nel 1948 descrive cosi una geografia del mondo interno kleiniano popolato da mostri, streghe e fate, di esseri divoranti o velenosi.
"Il piccolo che ha incorporato i genitori" -dice la Klein- "li avverte come persone viventi all'interno del proprio corpo, in quella maniera concreta in cui percepisce le proprie fantasie profondamente inconsce". [...] "Nell'inconscio del bambino viene a formarsi un mondo interiore che corrisponde alle sue esperienze reali, alle impressioni che si fa delle persone e del mondo esterno, modificato però dalle sue pulsioni e fantasie". [...] "Questo mondo interiore consiste di innumerevoli oggetti, assunti nell'Io, che corrispondono in parte alla massa di aspetti diversi, buoni e cattivi, sotto i quali i genitori (e altre persone) sono apparsi alla psiche inconscia del bambino nelle fasi del suo sviluppo" [...]. "In più, nel mondo interiore, tutti questi oggetti hanno tra loro e con il Sé rapporti infinitamente complessi".
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