venerdì 7 agosto 2009

Melanie Klein (1 di 7)

(Vienna, 1882 - Londra, 1960)


La Klein è stata una figura importante della psicoanalisi, seconda solo a Freud, rivoluzionerà tutta la sua teoria. Fu allieva di Ferenczi e Abraham, e sarà a sua volta maestra di Wilfred Bion attraverso il quale la psicoanalisi si incontrerà con la filosofia orientale. La Klein sarà anche -indirettamente- maestra di molti altri grandi psicoanalisti, di cui parleremo in seguito in questa rubrica di psicoanalisi: Ronald Fairbairn, Donald Winnicott, Otto Kernberg; la scuola kleiniana si diffonde presto dall'Inghilterra all'Italia, la Francia e i paesi del Sud-America. Cito in particolare due italiani: Franco Fornari e Ignacio Matte Blanco (italo cileno) dei quali spero di trovare materiale sufficienti per stendere dei post anche su di loro, come anche su Hanna Segal e Susan Isaac, due importanti allieve dirette della Klein.

Per dieci anni, dal 1930 al '40 il modello kleiniano è al centro di forti dibattiti, prima ancora nel 1927 ci fu la storica polemica con Anna Freud. Alla base del suo modello troviamo la nozione di "mondo interno" inteso come contenitore di oggetti, i quali sono "quasi persone" attive nella nostra mente. La dinamica di questi oggetti spiega fenomeni come l'angoscia, la frammentazione, la scissione, la proiezione, l'idealizzazione e la depressione. Il modello kleiniano scopre i meccanismi primitivi della mente meglio di Freud e pone le basi per una concreta cura della psicosi. Scopriamo cosi un modello strutturale dove il mondo interno prende il posto dell'Es e dell'inconscio della prima topica, l'Io si occupa dei processi di introiezione e proiezione, esiste fin dalla nascita e causa per mezzo degli oggetti innati formazioni psichiche precoci. Il dualismo tra oggetti innati del mondo interno e mondo esterno, attraverso proiezione e introiezione introducono entità sempre recepite secondo connotati prevalenti nel mondo interno. Gli oggetti innati sostituiscono la pulsione in quanto impensabili per la Klein come separati da essa, inoltre aggressività e libido sarebbero delle modalità dell'oggetto stesso. Il Super-io si forma già nel primo anno di vita, anticipando cosi parecchio il complesso di Edipo. Le relazioni col mondo esterno, come il gioco, l'apprendimento o il lavoro sono da considerarsi come l'espressione simbolica del mondo interno.

Viene da chiedersi come fa l'oggetto interno ad essere innato e a corrispondere poi con quelli esterni, Wilfred Bion risponderà in modo eccellente a questa domanda, facendoci per l'ennesima volta capire che gli antichi -greci o orientali che fossero- avevano già capito tutto. Ma sarà questo l'argomento di un prossimo capitolo.

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