Mi è stato segnalato da Stefania Macor questo interessante video che tratta dell'istanza strutturale super egoica in rapporto all'uso che se ne fa nei mass media, in particolare nella televisione. Il video è stato caricato su youtube da Enzo Di Frenna per il suo blog. http://www.enzodifrennablog.it/
sabato 2 gennaio 2010
venerdì 7 agosto 2009
Il modello kleiniano

Renè Magritte, "Il falso Specchio"
Piano del capitolo:
- Melanie Klein (7 post)
- Hanna Segal (2 post)
- Susan Isaacs (2 post)
- Elliott Jaques (2 post)
- Franco Fornari (2 post)
- Ignacio Matte Blanco
- Riflessioni
Melanie Klein (1 di 7)

(Vienna, 1882 - Londra, 1960)
La Klein è stata una figura importante della psicoanalisi, seconda solo a Freud, rivoluzionerà tutta la sua teoria. Fu allieva di Ferenczi e Abraham, e sarà a sua volta maestra di Wilfred Bion attraverso il quale la psicoanalisi si incontrerà con la filosofia orientale. La Klein sarà anche -indirettamente- maestra di molti altri grandi psicoanalisti, di cui parleremo in seguito in questa rubrica di psicoanalisi: Ronald Fairbairn, Donald Winnicott, Otto Kernberg; la scuola kleiniana si diffonde presto dall'Inghilterra all'Italia, la Francia e i paesi del Sud-America. Cito in particolare due italiani: Franco Fornari e Ignacio Matte Blanco (italo cileno) dei quali spero di trovare materiale sufficienti per stendere dei post anche su di loro, come anche su Hanna Segal e Susan Isaac, due importanti allieve dirette della Klein.
Per dieci anni, dal 1930 al '40 il modello kleiniano è al centro di forti dibattiti, prima ancora nel 1927 ci fu la storica polemica con Anna Freud. Alla base del suo modello troviamo la nozione di "mondo interno" inteso come contenitore di oggetti, i quali sono "quasi persone" attive nella nostra mente. La dinamica di questi oggetti spiega fenomeni come l'angoscia, la frammentazione, la scissione, la proiezione, l'idealizzazione e la depressione. Il modello kleiniano scopre i meccanismi primitivi della mente meglio di Freud e pone le basi per una concreta cura della psicosi. Scopriamo cosi un modello strutturale dove il mondo interno prende il posto dell'Es e dell'inconscio della prima topica, l'Io si occupa dei processi di introiezione e proiezione, esiste fin dalla nascita e causa per mezzo degli oggetti innati formazioni psichiche precoci. Il dualismo tra oggetti innati del mondo interno e mondo esterno, attraverso proiezione e introiezione introducono entità sempre recepite secondo connotati prevalenti nel mondo interno. Gli oggetti innati sostituiscono la pulsione in quanto impensabili per la Klein come separati da essa, inoltre aggressività e libido sarebbero delle modalità dell'oggetto stesso. Il Super-io si forma già nel primo anno di vita, anticipando cosi parecchio il complesso di Edipo. Le relazioni col mondo esterno, come il gioco, l'apprendimento o il lavoro sono da considerarsi come l'espressione simbolica del mondo interno.
Viene da chiedersi come fa l'oggetto interno ad essere innato e a corrispondere poi con quelli esterni, Wilfred Bion risponderà in modo eccellente a questa domanda, facendoci per l'ennesima volta capire che gli antichi -greci o orientali che fossero- avevano già capito tutto. Ma sarà questo l'argomento di un prossimo capitolo.
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Melanie Klein (2 di 7)
Il gioco e l'arte


Melanie Klein intuisce l'importanza dello studio dei giochi infantili con l 'osservazione diretta. Comprende come il gioco possa essere interpretato allo stesso modo e con le stesse tecniche con cui Freud interpreta i sogni; il gioco quindi è la diretta espressione dei processi inconsci al pari del sogno che però la Klein non considera come il frutto della realizzazione di un desiderio tout court, ma come la manifestazione di una data organizzazione oggettuale del mondo interno. Se quindi Freud spiega il sogno, la Klein spiega il desiderio, andando di nuovo oltre il Maestro. Le principali opere della Klein nelle quali sviluppa il suo modello sono "La psicoanalisi dei bambini" (1932) e "Contributo alla psicogenesi degli stati maniaco-depressivi" (1935).
La Klein in clinica fornisce ai bambini acqua e plastilina, in modo da osservare nel modo migliore le proiezioni dei bambini. La polemica con Anna Freud si apre a questo punto anche a seguito della pubblicazione di "Contributo a un simposio sull'analisi infantile" (1927) dove si evidenziano i due punti di dibattito con la Freud: quello del transfert fin dalla tenera età, e quello della non necessità di una preparazione all'analisi. (sostenuti dalla Klein) Inoltre la Klein trova positiva l'aggressività dei bambini nei primi periodi di analisi in quanto questo le permette di elaborare subito l'angoscia del Super-io.
Equazione simbolica
Per equazione simbolica si intende la dinamica in cui genitori, fratelli, ecc., o funzioni e parti del corpo quali seno, vagina, pene, ecc., vengono identificati per analogia con altri oggetti o funzioni del mondo esterno. "Si è scoperto che nel giocare a palla o col cerchio, nel pattinare" [...] "insomma in ogni sorta di attività ludica fisica, vi era un investimento libidico dell'attività, al quale concorreva sempre una simbolizzazione genitale". Vi sono quindi oggetti del mondo esterno che inconsciamente, per analogia, vengono equiparati a organi e attività genitali. "Posso arricchire quanto dissi allora affermando che a porre in funzione il meccanismo dell'identificazione è, a fianco dell'interesse libidico, l'insorgere dell'angoscia". [...] "Il bambino dacché desidera distruggere gli organi che rappresentano gli oggetti, li immagina anche come oggetti minacciosi. L'angoscia che gliene deriva concorre a far si che egli parifichi tali oggetti d'angoscia. In tal modo il bambino è costretto a stabilire continuamente nuove parificazioni", [dall'inglese "equation"="equazione"] "che vengono cosi a costituire la base del suo interesse per gli oggetti nuovi e del simbolismo".
Ogni oggetto esterno può essere interiorizzato tra gli oggetti interni per analogia tra le modalità affettive con cui oggetto interno ed esterno sono investiti. Se l'interno viene confuso con l'esterno abbiamo l'insorgere di una psicosi; Hanna Segal, allieva della Klein riporta nel 1957 il caso di un violoncellista che smise di suonare perchè questo equivaleva a masturbarsi! Nel caso prevalga l'esterno abbiamo uno sviluppo delle capacità relazionali, dellindividuo e della società in generale.
"Il simbolismo non è solo la base di tutte le fantasie e sublimazioni, ma qualcosa di più: è su di esso che si edifica il rapporto del soggetto col mondo esterno e con la realtà nel suo complesso". [...] "La spinta costante a operare" [...] "l'investimento libidico di nuove attività e interessi dell'Io interconnessi geneticamente (cioè tramite il simbolismo sessuale), nonché a crearne altri, sarebbe la forza motrice dello sviluppo civile e culturale del genere umano. Ciò spiega anche come noi vediamo l'operare dei simboli in attività e in invenzioni sempre più complesse: al modo stesso cioè, in cui li vediamo operare nel bambino, che si lascia alle spalle i suoi giochi e le sue attività primitive, per procedere costantemente verso altri giochi e altre attività".
Con la scoperta della "posizione depressiva" la Klein vede come l'oggetto interno può divenire simbolo dell'oggetto esterno perduto attraverso l'elaborazione del lutto. Tale meccanismo è anche alla base della creatività e dell'arte. Questa prevalenza del simbolismo (preso dallo studio di Freud sui sogni) sembra nella Klein trascurare l'importanza delle associazioni libere, creando molti fraintendimenti. Questo viene fatto semplicemente per rivelare subito il contenuto latente di tipo sessuale in modo da lavorare subito sull'angoscia; le associazioni libere sono una tappa sucessiva. Come spiegherà meglio Bion, il pensiero nasce da dentro, nelle profondità della mente e man mano emerge a livelli sempre più complessi e concreti, tanto che della sessualità rimane solo una flebile traccia.
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Melanie Klein (3 di 7)
Fantasy e mondo interno


"Se nell'adulto Freud trova il bambino, nel bambino la Klein finisce col trovare il lattante". (Segal, 1979)
Seppur in fantasia, il neonato presenta già articolate relazioni oggettuali. "Mi permetto di usare l'espressione 'relazione oggettuale' già in questa fase perchè è mia ferma opinione che il bambino abbia fin dall'inizio della vita postnatale una relazione con la madre", [...] "Impregnata di tutte le componenti fondamentali di una relazione oggettuale, quali l'amore, l'odio, le fantasie". [...] "Anche il padre, che svolge ben presto una sua funzione nella vita del bambino, entra a far parte della vita interiore del lattante sin dai primi mesi di vita". Non esistono per la Klein stati emotivi privi di oggetti, ne il narcisismo primario che Lei spiega con la "identificazione proiettiva" dove l'Io si identifica con parti del Sé proiettandole in un'altra persona. Anche il punto di vista economico per la Klein non ha ragion d'essere. Ogni emozione porta all'animarsi di un oggetto.
"L'ipotesi di uno stadio che si protrae per parecchi mesi, anteriore alle relazioni oggettuali, implica che nel lattante, salvo la libido fissata al suo corpo, non siano presenti impulsi, fantasie, angoscie e difese, oppure che questi non siano in rapporto con un oggetto, sicché opererebbero in vacuo. L'analisi di bambini molto piccoli mi ha invece fatto capire che non esiste spinta pulsionale, situazione d'angoscia o processo psichico che non coinvolga oggetti, esterni o interni; che insomma le relazioni oggettuali sono al centro della vita psichica. Mi ha inoltre fatto capire che l'amore e l'odio, le fantasie, le angoscie e le difese sono attivi sin dal principio e che sono indissolubilmente connessi 'ab initio' a relazioni oggettuali. Queste intuizioni mi hanno permesso di vedere molti fenomeni in una luce nuova".
Insomma, una pulsione è sempre per qualcosa e "una certa, primitiva vita fantastica può essere posta come esistente fin dalla nascita". (Segal, 1964) Bisogni primari come il nutrimento portano alla precognizione del seno che se non si presenta subito diviene un oggetto cattivo, un persecutore interno che morde la pancia. Questo è un esempio di fantasia infantile. Susan Isaac, allieva della Klein, nel 1952 distinguerà tra fantasy (conscia) e phantasy (inconscia) detta anche "fantasma kleiniano". Jaques Lacan, nel 1948 descrive cosi una geografia del mondo interno kleiniano popolato da mostri, streghe e fate, di esseri divoranti o velenosi.
"Il piccolo che ha incorporato i genitori" -dice la Klein- "li avverte come persone viventi all'interno del proprio corpo, in quella maniera concreta in cui percepisce le proprie fantasie profondamente inconsce". [...] "Nell'inconscio del bambino viene a formarsi un mondo interiore che corrisponde alle sue esperienze reali, alle impressioni che si fa delle persone e del mondo esterno, modificato però dalle sue pulsioni e fantasie". [...] "Questo mondo interiore consiste di innumerevoli oggetti, assunti nell'Io, che corrispondono in parte alla massa di aspetti diversi, buoni e cattivi, sotto i quali i genitori (e altre persone) sono apparsi alla psiche inconscia del bambino nelle fasi del suo sviluppo" [...]. "In più, nel mondo interiore, tutti questi oggetti hanno tra loro e con il Sé rapporti infinitamente complessi".
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Melanie Klein (4 di 7)
La motivazione


L'oggetto assume peso motivazionale per la Klein. Esso non è il mero mezzo con cui si soddisfa la pulsione, l'oggetto stesso è motivazionale. Angoscia e aggressività verso l'oggetto sono presenti fin dalla nascita, con tanto di continui moti sadici.
"E' un'idea terrificante per non dire incredibile per la nostra mentalità, quella di un bambino dai sei ai dodici mesi, che tenti di distruggere la madre con tutti i mezzi che le sue tendenze sadiche gli mettono a disposizione, con i denti, le unghie, gli escrementi e con tutto il proprio corpo trasformato fantasticamente in ogni sorta di armi letali. Io, per personale esperienza, so quanto sia difficile ammettere che tali idee ripugnanti rispondano a verità".
L'aggressività è vista come "proiezione all'esterno" della pulsione di morte. Solo che la Klein non la intende come Freud ad una tendenza biologica di tornare ad uno stato di energia zero. Infatti la Klein nega il punto di vista economico. In pratica la pulsione di morte equivale a quella aggressiva e si manifesta nell'identificazione proiettiva, la dove l'oggetto diventa cattivo in quanto il bambino vi proietta le sue parti cattive. In "Invidia e gratitudine" (1957) definisce le motivazioni come egoistiche; l'invidia è un "sentimento di rabbia perchè un'altra persona possiede qualcosa che desideriamo e ne gode: l'impulso invidioso mira a portarla via e a danneggiarla". Libido e aggressività sono modalità con cui si intenziona l'oggetto (buono o cattivo) a seconda dello stato in cui si trova in relazione ad esso.
"L'urina e le feci rappresentano agenti di distruzione quando il bambino odia e doni quando ama".
In linea con i filosofi Spinoza e Leibniz, cosi come con Freud, l'idea di per sé è forza, cioè promotrice di comportamento. L'angoscia viene lo stesso ridimensionata. Non si tratta del segnale di una mancata rimozione, secondo il modello freudiano, ma della innata legge del taglione esistente dentro di noi; in conseguenza dei moti sadici verso gli oggetti, se ne teme quindi una ritorzione.
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Melanie Klein (5 di 7)
Lo sviluppo


Già in "Psicoanalisi dei bambini" (1932) in sintonia con Abraham, troviamo la definizione di "oggetti parziali" quali seno, feci, ecc., in relazione alle fasi dello sviluppo psicosessuale; con la definizione della fase orale come cannibalesca e quella anale come espulsiva. Entrambe queste fasi rappresentano punti di fissazione della psicosi maniaco-depressiva. Il Super-io si presenta prima del complesso di Edipo e rappresenta l'insieme delle controparti dei moti sadici con conseguente paura di ritorzione degli oggetti genitoriali.
"Il bambino desidera ardentemente distruggere l'oggetto libidico, mordendolo, divorandolo, facendolo a pezzi. Ma poiché al destarsi delle tendenze edipiche consegue l'introiezione dell'oggetto che diventa colui dal quale ci si deve attendere una punizione, si ha il sorgere dell'angoscia. Il bambino teme allora una punizione che corrisponde al proprio modo di fare il male e il Super-io diventa qualcosa che morde, divora, fa a pezzi".
Insomma, il Super-io si forma subito in correlazione della innata pulsione di morte, secondo il senso kleiniano del termine. Esso anticipa e promuove l'Edipo.
"Il seno e il pene sono" [...] "gli oggetti primari originari, dei desideri orali del lattante". Esiste quindi "un'innata conoscenza inconscia dell'esistenza sia del pene sia della vagina". Si forma cosi una equivalenza "seno-pene". Si parte da una fase di femminilità comune a entrambe i sessi. Attraverso spinte sadiche e di riparazione con l'Edipo positivo il bambino consegue una fiducia "abbastanza salda nella bontà del genitale maschile, sia del padre che del suo", tale fiducia è condizionata da un buon rapporto col seno materno e nel pene in esso contenuto. La bambina non si sente di aver perso il pene, come sostiene Freud, subito sviluppa l'impulso a depredare il ventre materno, con annessa paura di ritorzione, essa ha già la cognizione di una sessualità propria. Per la salute mentale il buon rapporto col seno è quindi fondamentale. L'Io si forma a seguito di proiezioni difensive contro l'angoscia (inizialmente prevalenti) e infine delle introiezioni, che possono interiorizzare anche l'oggetto cattivo, salvaguardando cosi quello buono.
Il meccanismo della scissione garantisce la separazione a scopo difensivo delle parti buone da quelle cattive. Solo successivamente le parti scisse si integrano e "buono-cattivo" sono riconosciute come parti della stessa persona.
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